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Studio dell’UE sull’impatto del Covid-19 sui settori industriali in Europa

E’ stato pubblicato dai servizi del Parlamento europeo lo studio “Impacts of the COVID-19 pandemic on EU industries“. Questi i tre punti chiave analizzati.

1) L’impatto della pandemia COVID-19 sull’economia dell’UE
Rispetto all’economia globale, l’area dell’euro ha subito un contraccolpo maggiore nel 2020 e registrerà una ripresa più lenta nel 2021. Si prevede che il PIL reale raggiungerà i livelli pre-crisi entro la metà del 2022 sia nell’UE che nell’area dell’euro. Si tratta comunque di un aggiustamento positivo delle prospettive rispetto alle previsioni iniziali che hanno seguito l’inizio della pandemia.

Ciononostante, ci sono notevoli differenze nelle prestazioni nei settori, ma anche all’interno degli stessi. Ad esempio gran parte del settore digitale ha ottenuto buoni risultati, così come il settore sanitario. È probabile che settori quali la chimica, l’edilizia, alimenti e bevande sperimentino una ripresa a forma di V dalla crisi (forte caduta e risalita). Nonostante gli shock iniziali, le industrie automobilistiche e tessili sembrano essere su un percorso di ripresa.
I settori che dipendono dal contatto e dall’interazione umana, come le industrie culturali e creative e l’industria aerospaziale (a causa della diminuzione della mobilità e delle attività turistiche), hanno subito notevoli colpi dalla crisi e probabilmente ne risentiranno a lungo.

La pandemia ha agito da acceleratore della digitalizzazione. Le differenze nella gravità degli effetti del Covid-19 sono parzialmente spiegate dalla capacità delle imprese nella digitalizzazione. Inoltre, la crisi porta i consumatori a rivalutare le proprie esigenze e consente una potenziale accelerazione dell’agenda verde.
Ad esempio, nel settore automobilistico, nonostante il calo della domanda di nuovi veicoli, l’impatto della pandemia sulla domanda di veicoli elettrici sembra essere molto meno grave. Ciò influisce positivamente anche sulle previsioni per la filiera delle batterie.
Nel complesso, la pandemia ha accresciuto la consapevolezza dei vantaggi della transizione digitale e verde, che dovrà essere accompagnata da investimenti e impulsi politici adeguati.

2) Cambiamenti strutturali che la pandemia sta causando alle catene del valore (strategiche)
Per rimanere competitiva a livello internazionale, l’UE dovrà continuare a fare affidamento su catene di valore globali. Nel 2020 è stata testata la resilienza delle catene del valore europee e ne sono stati rivelati i punti deboli, poiché molte imprese inizialmente non erano in grado di far fronte alla carenza di forniture causata da confini e siti produttivi chiusi. Tuttavia, la maggior parte delle catene di approvvigionamento si sono riprese rapidamente e sono state colpite in modo meno grave durante le successive ondate di infezioni. Il punto di vista generale sia dell’industria che degli esperti è che le catene del valore possono essere rafforzate attraverso una maggiore diversificazione.
La crisi ha accentuato l’importanza strategica delle catene del valore relative alla microelettronica, alla guida autonoma, alle batterie e all’intelligenza artificiale, alla luce dell’accelerazione della trasformazione digitale e della crescente domanda di veicoli elettrici. Queste catene del valore dovranno ricevere un’attenzione e un supporto continui per garantire l’accesso a materiali, investimenti e competenze.
Tuttavia, ciò non dovrebbe portare ad una spinta politica sostenuta alla rilocalizzazione, poiché questa tendenza potrebbe essere in contrasto con la necessità di mantenere l’industria dell’UE competitiva a livello internazionale. Inoltre, i leader del settore e gli esperti sottolineano allo stesso modo la stabilità limitata del clima degli investimenti nei Paesi del vicinato dell’UE e la riluttanza a collocare investimenti, strategici, anche in R&S in questi Paesi.

3) Completezza e rilevanza delle misure di recupero
L’eterogeneità degli impatti sulle industrie dell’UE dovrà essere presa in considerazione durante la preparazione e la valutazione delle misure di ripresa. NextGenerationEU offre un’opportunità per rafforzare la competitività dell’industria dell’UE rendendola più verde, digitale e resiliente. Tuttavia, le misure nei Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR) saranno efficaci solo se questi piani terranno pienamente conto delle caratteristiche economiche e settoriali

Le principali raccomandazioni dello studio sulla progettazione delle misure e dei Piani nazionali di ripresa e resilienza sono:
1) Garantire che I PNRR tengano conto delle specificità del tessuto industriale: non esiste una soluzione che vada bene per per tutti;
2) I PNRR dovrebbero andare oltre la ripresa ai livelli pre-crisi e mirare a rafforzare la competitività dell’industria dell’UE attraverso investimenti in ricerca e sviluppo e ri/riqualificazione digitale;
3) Sostenere le catene del valore strategiche in cui l’UE può avere un vantaggio competitivo, piuttosto che affrontare potenziali interruzioni a breve termine;
4) Per garantire la resilienza, le misure nazionali e dell’UE dovrebbero sostenere la diversificazione dell’accesso alle materie prime critiche;
5) Includere investimenti in economia circolare e garantire le necessarie modifiche normative per ridurre le pressioni sulle catene del valore;
6) Affrontare la molteplicità di obiettivi nei PNRR attraverso la definizione di priorità;
7) Accelerare l’adozione dei PNRR per evitare un ampliamento del divario con le altre principali economie.
8) Assicurarsi che i PNRR abbiano un carattere veramente europeo.

Per approfondimenti:
Studio del Parlamento europeo “Impacts of the COVID-19 pandemic on EU industries”